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Cultura

Uno sguardo dentro l'anima, di Licia Bertin

Inviato da: mgiora il 23 Aprile 2009 13.46.52 (107 Letture)
 

Mostra presso l'Oratorio di Villa simion, dal 11 al 24 giugno 2009, con i seguenti orari:

feriali 16-21; sabato e domenica 10-12 e 16-21 (chiuso il lunedì) - Inaugurazione 11 giugno ore 18,30

 

In un mondo, altrove

Lo Spazio e il Tempo sono diversi per Licia Bertin. Attraverso le opere di questa artista padovana siamo trasportati in una dimensione altra, dove il tempo si è interrotto nella sua incessante corsa ed ha lasciato che Cavalieri del passato e Astronauti del futuro coabitassero. In questo spazio senza tempo, enormi "portali temporali" o stargate permettono alle sue visioni oniriche di esprimersi liberamente e di attingere a piene mani alla magia dell'Universo e di quello che in esso vi è stato e vi sarà, con visioni fantastiche e metafisiche. La sua creatività artistica spazia "dentro e fuori l'anima" spesso su velieri o cavalli "in volo tra lo spazio e il mare", fluttuanti figure di un racconto fantascientifico legato alle emozioni dell'artista. Anche noi, comuni spettatori, ci sentiamo spesso sospesi in questi scenari onirici, andando oltre la stanza e la parete in cui le opere restano appese, in realtà solide realtà create da una mano abile e da una mente ricca di fantasia! Il fatto stesso che tanta "fluttuante oniricità" sia realizzata con pittura a tempera su tavola mette maggiormente in risalto lo straniamento che le sue creazioni procurano al fruitore, che scevro da ogni legame con la realtà dell'opera ne rimane affascinato e carpito. Lei stessa dichiara: "Nei miei quadri mi specchio dentro, tutte le mie emozioni, le mie sensazioni, si polarizzano tra loro. Amalgamandosi tra forme e colore la mia gioia esulta nel dare vita ad una tela bianca. Dipingere é spogliarmi dentro, leggere me stessa. I pensieri vanno oltre, vanno lontano, cogliendo l'essenza delle cose. Lo spazio e il tempo che mi circonda non esiste più, vengo rapita da un mondo etereo. L'evoluzione e la ricerca è una metamorfosi, un susseguirsi di prove ed esperienze nuove". In una continua metamorfosi, infatti, l'artista attraversa lo spazio temporale, smaterializzandosi da un'epoca ad un'altra come un cavaliere del sogno, immersa in una eterea nebbia-portale. Nell'arte figurativa fino all'età contemporanea la metamorfosi è uno dei temi più frequentati da Tiziano, ai fiamminghi, a Poussain e S. Dalì. Per arrivare alle stranianti piazze metafisiche di De Chirico in cui silenzio e immobilità sono la massima espressione di quel senso di sospensione che la Bertin comunica in parte nel suo dialogare con lo spettatore. L'artista vuol dare una speranza, uno sguardo ottimistico, anche se disincantato, sulla capacità di cambiare e modificarsi nel tempo di ogni cosa, di adattarsi semplicemente alle diverse realtà che si attraversano nella vita e nella storia. L'umanità intera è un fantastico essere capace di risorse infinite e di sempre grandi sogni da inseguire per realizzarsi in una continua ricerca della felicità.

Francesca Mariotti - 2007

 

La luce dell'anima

Tra reale e fantasia si articola la composizione creativa di Licia. La storia è presente con descrizioni di castelli medievali e la vita di quei tempi. La natura è rappresentata con uccelli che volteggiano liberi alla ricerca della libertà. La luce dell'occhio dell'anima viene immortalata nelle sue opere d'arte con ponti che vanno verso l' infinito, lasciando allo spettatore un messaggio esistenziale. Esso viaggia in luoghi lontani trasportando con se sogni e illusioni. I colori giocano armoniosamente all'interno delle sue composizioni con il canto degli uccelli e la brezza marina portandoli alla musicalità universale e cosmica.

Gli elementi narrativi delle sue figure, a volte simboliche danzano tra luce e ombra dove il nero e il bianco creano il movimento dell'animo e del genio di questa pittrice. L'acqua purificatrice compare talvolta impetuosamente ma spesso portandoci tranquillamente per mano verso il viaggio dell'esistenza della compositrice e di ognuno di noi. Una sincera preghiera di ringraziamento al creatore ci lascia un messaggio di speranza da meditare.

dott. Albino Spessato - 2008

 

Commento all'inaugurazione della mostra personale alla Galleria Tricolore

Di fronte ai dipinti di Licia Bertin l'osservatore viene coinvolto, più che dalla "impressione" che essi suscitano, da una inevitabile "attrazione": quella di capire quale sia il significato che sostiene la nitida rappresentazione di questo mondo reinventato.

Egli viene per così dire risucchiato nell'Io profondo della pittrice che appare carico di angosce inespresse e di speranze inattese. Questa rappresentazione di realismo fantastico, rientra a mio giudizio personale, in quel filone del Simbolismo nordico, sviluppatosi attorno ai primi anni dello scorso secolo, che si sforzò con risultati a volte sorprendenti di rendere naturale il sogno e di proporre una visione onirica del mondo, dell'uomo e della natura, mediata dalla presenza costante dell' autore e delle problematiche del suo inconscio.

Come il Simbolismo propone, Licia Bertin stende quindi una pittura per sognare, una pittura capace di rendere il silenzio e l'anima delle cose, accostandosi in questo ad un altro filone intellettuale, nato anch'esso a cavallo del secolo scorso, che fu definito "pre-raffaellita", per un ritorno a valori pittorici "prima di Raffaello" come illustrazione di un mondo arcaico, che in Licia è molto evidente.

Questa natura, rivissuta come in un sogno, che pone al centro l'Io della pittrice (noi siamo costretti a vedere lei che vede le cose!) non rispetta a volte le unità aristoteliche di spazio, di tempo e nemmeno di luogo, ma solo l'invenzione di un sogno che affiora per noi dalla sua mente (e molto spesso dal suo cuore). E' questa dunque un'arte dove, come fu appunto scritto per le correnti pittoriche che ho citato, "il conflitto tra pensiero ed istinto, tra materia e spirito si placa in un segno pittorico immateriale", un segno che la tempera finissima condivide e favorisce, a volte steso come se "il pensiero sostituisse la materia".

Una conseguenza diretta di questo comportamento pittorico è la carica melanconica, triste e quasi crepuscolare che molti dei dipinti lasciano trasparire: i colori freddi che invitano al silenzio, i frequenti notturni o il momento in cui il sole trapassa nella notte, le strutture architettoniche (di stile nordico) sbrecciate dal tempo, tronchi resi nudi di foglie, presenze umane prese al crepuscolo della vita o su un'alta roccia protesa sul nulla, che mostrano le spalle come se dovessero interpretare un rifiuto alla propria realtà.

Vi è anche, nella riproposizione di tempi lontani da noi (il guerriero, le armi, i castelli) un desiderio di considerare il passato come un rifugio dalle angosce moderne e di riproporre l'antico come antidoto all'attuale. Ma ecco all'improvviso, la pittrice ci fa capire che dentro di lei continua ad esistere una carica di speranza che le permette di uscire dal sogno, invocato come sublimazione dei ricordi, e di entrare in una nuova dimensione vitale.

Di fronte ad una figura drammatica (il dolore nel tempo moderno?) compare un fiore, simbolo di omaggio alla vita.

Di fronte ad una torre abbandonata si sente il canto di un pettirosso.

In un cielo, finalmente illuminato dal sole, volano alti i deltaplani e la pittrice ci fa capire che anch'ella sta volando con loro. Il bambino che erompe da una terra ingrata ed ostile è portato in alto dalla forza trainante e magica di un piccolo aquilone.

Alcuni degli ultimi quadri divengono infine per così dire reali, uscendo come prima accennavo, dalla dimensione del sogno.

Il BockIin, che fu uno dei maggiore simbolisti, scrisse che: "un quadro deve raccontare qualcosa, far pensare lo spettatore come fa la poesia e lasciare in lui un'impressione come un brano di musica".

Prof. Marino Massarotti - 2004

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